Il Friulano, lingua dei nonni e delle osterie. No, decisamente no. E non parliamo soltanto dei vecchi e goliardici (diciamo così) filmati “Tacons” del compianto Luciano Lunazzi, o delle vignette (a loro volta piuttosto folcloristiche) di “Average Furlan Guy” su Facebook. Una nuova generazione di giovani creatori di contenuti digitali sta emergendo sui social media più frequentati dalla Generazione Z, la “biele zoventût» dei giorni nostri. Spopolano, infatti, video su TikTok, immagini o reel (ossia brevi video) su Instagram o shorts (altri brevi video) su YouTube realizzati da giovani che raccontano ad altri giovani proverbi, modi di dire, tradizioni e luoghi in Friulano. O in qualche sua variante.
Se vi capita di passeggiare sotto la Loggia del Lionello, a Udine, e di essere fermati da una giovane che vi chiede di parlare in friulano, non abbiate paura: è Albachiara di “Tic e tac furlan”, un canale su Tik Tok che, sotto l’egida dell’ARLeF, raccoglie oltre 19mila follower. La giovane indaga sull’utilizzo del friulano tra la gente che passeggia in città o tra gli studenti del centro studi udinese, pubblicando poi i suoi video. Oppure canta «Svolâ, cjantâ, tal blu dai tiei voi blu», la versione in marilenghe della famosissima “Volare” di Domenico Modugno, visualizzata oltre 320mila volte. E se non sapete che “russâ” non significa “russare”, non temete: il significato ve lo spiega lei.
@ticetacfurlan🦅Ten il fîl… / 🇮🇹Tieni il filo… ticetacfurlan arlef linguafriulana friuli friulano marilenghe fyp imparacontiktok lenghefurlane furlan♬ suono originale – Tic e Tac Furlan – Tic e Tac Furlan
Più famosi, anch’essi sotto il cappello dell’ARLeF, sono i giovani di YouPalTubo. Ai loro 17mila follower su YouTube spiegano leggende e aspetti storici del Friuli di ieri e di oggi. In alcuni dei video più esilaranti scherzano sull’eterna diatriba tra friulani e triestini, girando per le strade del capoluogo giuliano a chiedere il significato di termini friulani. Il video più popolare, con 66mila visualizzazioni, è un quiz definito “mortale” (in senso goliardico) sulla variante carnica, in cui «doi di Udin» – che in quanto abitanti della città sono notoriamente colti – vengono convocati a Tolmezzo per spiegare cinque piatti carnici o termini quali sorturc, çuç o cerçâ.
Piccoli ma molto specializzati sono i giovani di Aulùs APS, associazione che ha dalla sua parte il doppiaggio amatoriale de “Il Signore degli Anelli” in lingua friulana. Presenti soprattutto su Instagram (dove si possono trovare con il nome “Il Signôr dai Anei”), pubblicano contenuti in lingua friulana tradotti dai testi originali di John Ronald Reuel Tolkien o ispirati ai film.
Visualizza questo post su Instagram
Fino al recentissimo Marcus orator, alias Marco Del Ben, giovane tecnico del suono che su Instagram fa riflettere in modo simpaticissimo su termini friulani che utilizziamo nella lingua italiana (uno su tutti: “combiniamo”).
Quello digitale è un mondo tutto da esplorare, insomma, anche nella sua infosfera frilulanofona. Siamo andati a cercare alcuni di questi giovani “creators”, creatori e creatrici di contenuti in marilenghe.
Nuje di sest? No: Stella Di Gleria parla anche di Pasolini
Ha 27 anni e su TikTok – il social media prediletto da giovani e adolescenti – offre piccole lezioni di friulano. Rigorosamente, come specifica lei stessa, «nella mia variante carnica». Stella Di Gleria viene da Paularo e da pochissimi mesi ha iniziato una piccola attività di diffusione della marilenghe suil social della “sua” Generazione Z. Con voce solare e un ampio sorriso, Di Gleria ammette di «aver sempre compreso il Friulano, ma di averlo iniziato a parlare solo l’anno scorso, con un esperimento su TikTok». Curioso, dal momento in cui oggi il suo profilo può vantare oltre 6.400 follower sulla piattaforma social. «Ero in auto con il mio ragazzo, che capisce un po’ il friulano ma non lo parla», spiega. «A un tratto, passando in un certo luogo, ho detto “Achì nol è nuje di sest” e lui mi ha chiesto cosa volesse dire. Ho girato la domanda ad alcuni contatti su TikTok, pubblicando un video. Da allora sono iniziati ad arrivare commenti e apprezzamenti e domande, così ho iniziato ad appassionarmi». Una passione che per la giovane tiktoker si è tramutata in una serie di video dedicati ai modi di dire tipici della lingua friulana o alla condivisione sui canali digitali di storie “di paese” tramandate dai nonni fino… a TikTok. Sempre, appunto, nella sua “variante” carnica. Anzi, paularina. «Lo preciso nei miei video perché, ora che sto studiando il Friulano ho compreso la sua complessità grammaticale. In carnico abbiamo parole simili ma diverse rispetto al Friulano standard».
@stedigliLezioni di friulano| voi la conoscevate questa parolina per dire “rinfresco”? ♥️ #lezionidifriulano #friulano #friuli #fvg #friuliveneziagiulia #carnia #lingua #dialetto #dialettiitaliani #neiperteee #perteeee #fyp #fypviralシ♬ suono originale – Stella Di Gleria
È bello – e significativo – che una ragazza di ventisette anni spenda parte del suo tempo a diffondere la cultura friulana a partire dal suo elemento principale, quello linguistico. «Quando mi dicono che il Friulano è una lingua “da buzzurri” rispondo con una poesia di Pasolini, spiegando che quella stessa lingua si utilizza anche nella letteratura. Mi piace raccontare “l’altro lato” del Friulano, spiegando anche come gli emigrati del passato portassero con sé e tramandassero delle poesie in marilenghe. Il mio è un modo per dire che il Friuli esiste e ha un enorme patrimonio linguistico e culturale».
Spoken Carnia, il dizionario di ironia carnica
Stice bores? Stiça boras? Stiço boros? Come si definisce (da Amaro in su) una persona con un atteggiamento particolarmente irritante? La risposta è: in tutti questi modi! Lo spiegano, con ironia, i giovani che compongono il gruppo di Spoken Carnia, che su Instagram spiega modi di dire e termini nelle varie varianti del Friulano carnico. «Il progetto nasce nel 2019 sull’onda di tante piccole realtà locali che promuovevano contenuti dialettali con la dicitura “Spoken” (che significa “parlata”, ndr) e il nome di una regione» spiega uno dei promotori, Andrea Puschiasis. «Il format prevede poi l’inserimento di questi testi in una grafica simile a un dizionario in inglese, esemplificando l’utilizzo. Si uniscono così l’ironia con l’internazionalità».
Visualizza questo post su Instagram
Un progetto piccolo, ma una ricchezza grande, capace di aprire ai giovani di Spoken Carnia le porte di diverse collaborazioni. «Siamo stati contattati da DeVulgare community, una realtà che segue gli sviluppi linguistici regionali, poi dal Centro culturale Alef (Associazione Lavoratori Emigrati del Friuli-Venezia Giulia) e anche da MUSLA Agordin, un gruppo che promuove la lingua e la cultura agordina», spiega Puschiasis. Il gruppo è formato da nove amici, provenienti da diversi paesi della Carnia. «Proviamo a rappresentare tutto il territorio – scherza Puschiasis – e per ora ci coordiniamo soprattutto con WhatsApp». Quando si dice che la tecnologia abbatte le distanze. Anche linguistiche.
Giovanni Lesa