Allungare lo sguardo sul passato, fino al 3 aprile 1077. Celebrare, ma soprattutto attualizzare l’esperienza di allora per trovare chiavi di lettura buone per la complessità del presente. Ne abbiamo parlato con Walter Tomada, giornalista e insegnante, autore di «Storia del Friuli e dei Friulani» e «Friulani eretici» (Biblioteca dell’Immagine).
Tomada, la sua storia del Friuli ha avuto un grande successo, cosa suggerisce questo dato?
«Da 40 anni nessuno metteva più mano a un racconto del Friuli dalle origini ai giorni nostri. Mi sono chiesto cosa significasse. Forse che l’identità del popolo friulano era in crisi? Ho quindi raccolto la sfida, scegliendo un taglio divulgativo. L’incredibile riscontro (10mila copie vendute, ndr) dà conto di un desiderio di conoscere, ma anche di interrogarsi: tanti mi hanno chiesto come mai – nonostante invasioni, catastrofi, emigrazione – siamo ancora qua, come popolo che si riconosce in un’identità comune che si esprime innanzitutto attraverso la lingua».

Che risposta si è dato?
«Non siamo né peggiori, né migliori di altri, abbiamo una nostra peculiarità: resilienza e resistenza alle ondate della storia non sono un fattore casuale».
Lei affronta anche il Novecento, in particolare ritiene la Grande Guerra uno spartiacque della nostra storia…
«Tra fine Ottocento e inizio del Novecento, il Friuli aveva preso, tutto sommato, una china positiva. Si emigrava ancora tanto e si moriva di fame, ma si era innescato uno sviluppo manifatturiero, industriale e agricolo. Una vitalità ben rappresentata dalla nascita della cooperazione che vede a Collina di Forni Avoltri, nel 1880, la creazione della prima latteria turnaria. Un modello che fiorirà in tutto il Friuli: nel 1915 le latterie sociali sono 321 e il patrimonio zootecnico è raddoppiato. Tutto viene però spazzato via dal conflitto che, peraltro, vide i friulani combattere altri friulani, bastava essere di qua o di là del Judrio per appartenere a un esercito diverso. Soprattutto, da quel momento, abbiamo smesso di essere ciò che siamo sempre stati e da “cerniera” d’Europa siamo diventati “sentinella della patria”».
L’intervista integrale, a cura di Anna Piuzzi, è pubblicata sul numero de La Vita Cattolica del 2 aprile 2025.