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Commento al Vangelo

«Chi è senza peccato getti per primo la pietra»

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 8, 1-11.

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Parola del Signore.

Commento al Vangelo del 6 aprile 2025,
V domenica di Quaresima

A cura di don Alberto Paschini

Gesù sta uscendo da Gerusalemme, ma sente che deve tornare indietro, nel Tempio, lì dove una grande folla lo attende. “Tutto il popolo” – nessuno escluso – sente in cuore il bisogno del suo insegnamento. La gente lo acclama e lo rispetta come “rabbì” dalle parole profonde e talvolta taglienti. Tuttavia Gesù sa bene che le sue parole restano seme senza terreno nel cuore di chi non si lascia trasformare la vita da Lui. Una prima preziosa indicazione che riceviamo dal Vangelo di questa domenica è la necessità di generare sintonia tra la Parola che ascoltiamo e la nostra vita in cui questa Parola chiede di essere accolta per portare frutto. Spesso sperimentiamo questa fatica: andiamo a Messa regolarmente, ascoltiamo le letture e l’omelia, partecipiamo a ritiri ed esercizi spirituali, ma la Parola di vita che ascoltiamo non scende nella profondità del nostro essere – anima e corpo, sentimenti ed emozioni, scelte e progetti, sofferenze e preoccupazioni –, tanto che, usciti dalla chiesa o dalla sala parrocchiale, ci capita di ricordare a malapena quanto abbiamo ascoltato. Corriamo lo stesso rischio delle folle che si accalcano per ascoltare Gesù: capiscono che le parole di quell’uomo racchiudono una potenza generativa straordinaria, ma quando devono impegnarsi in prima persona, quando devono dire a gran voce il loro personale “sì” si impauriscono. Perché ciò che Gesù chiede è esigente, impone un discernimento profondo e una sincerità limpida con se stessi. Così molti se ne vanno.

Nella pagina evangelica di oggi Gesù ci ricorda che non possiamo fermarci all’ascolto di chi ci parla dell’amore di Dio. Di questo amore dobbiamo fare esperienza per capirlo e corrispondergli. Come San Paolo che, riassumendo nella seconda lettura la sua avventura d’amore con Cristo, scrive: “Non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù”.

Gesù conquista perché guarda in modo unico e diverso. Una donna viene sbattuta a terra, in mezzo al cortile, oggetto di una quantità enorme di sguardi. Per lo più, di disprezzo e disapprovazione. Sguardi dall’alto in basso. Tutti tranne uno. Tutti restano in piedi per condannare, Gesù si china per rialzare: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». Poche parole, ma che liberano il cuore, riscattano la vita. Gesù non etichetta la donna con il suo passato come se per lei ormai non ci fosse via di scampo né giustifica gli errori che ha fatto con pietoso buonismo. Egli mette in evidenza che ciò che ha fatto è “peccato”, ma la apre alla prospettiva della nuova vita: «Và». Gesù dice la verità, Gesù è la Verità.
Avviandoci verso il compimento del cammino quaresimale, viviamo la duplice esperienza di metterci spiritualmente nei panni della gente e della donna. Nei panni della gente per chiederci : «Qual è la qualità del mio rapporto con Gesù? Sono disponibile ad accogliere la sua parola e a lasciarmi interrogare e trasformare da essa? Com’è la qualità del mio perdono dei confronti dei fratelli?». Nei panni della donna per chiederci: «Come reagisco di fronte all’invito di Gesù «Va’ e d’ora in poi non peccare più»? Riconosco la mia condizione di peccatore per lasciarmi convertire dalla grazia di Cristo? Che rapporto ho con il sacramento della Riconciliazione? Lo amo e lo frequento come incontro con l’amore di Dio che mi salva e mi riscatta?».
don Alberto Paschini

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