
Di tanto in tanto la storia bussa alle nostre porte e ci costringe a riflettere sul nostro futuro. Che alle volte altro non è che una parte del nostro passato. Come nel caso della CED, la Comunità Europea di Difesa fortemente voluta da Alcide De Gasperi. Di questa scelta mancata, in quanto bocciata nel lontano 1954 dalla Francia – la stessa che nel 2005 si rifiutò di inserire nella Costituzione Europea la declaratoria che “l’Europa è un Continente dalle radici giudaico-cristiane” – ne paghiamo ora le conseguenze. Di fronte alle tragedie che stiamo vivendo di questi tempi a Gaza e in Ucraina e alle mire espansionistiche, non tanto velate, da parte della Russia e all’esigenza che l’Europa d’ora in poi badi da sola alla propria difesa in quanto l’America potrebbe non continuare a essere più il nostro ombrello protettivo, l’Europa è in balia di sé stessa, veramente “disarmata”.
Emerge quindi, di tutta chiarezza, la necessità – già messa in evidenza da De Gasperi 70 anni fa – di dare vita a un esercito europeo, “uno stabile ponte fra Nazioni” frutto di una collaborazione tra gli eserciti nazionali, razionalizzando le singole spese per la difesa. Uno strumento di sicurezza e di dissuasione al servizio dell’intero Continente, prevedibilmente operante assieme alla NATO, da realizzarsi però in tempi piuttosto brevi, in grado di opporre alla forza delle armi quella del diritto e della nostra civiltà. Poiché si tratta di cedere parte della sovranità dei singoli Paesi, si comprende che non sarà un compito facile e immediato, in quanto i Paesi europei sono spesso protagonisti di chiusure nazionalistiche. Ma tornando agli albori della costruzione del progetto europeo, non possiamo non sottolineare il fatto che alla base del progetto stesso vi fossero le radici cristiane. Infatti, non è un caso che i “padri” principali di questo progetto politico comune furono tre cattolici democristiani, il tedesco Kornad Adenauer, il francese Robert Scuhman e l’italiano Alcide De Gasperi, stanchi, prima di ogni altra cosa, di assistere alle ricorrenti e rovinose guerre fratricide tra gli stati europei (foriere, tra l’altro, di due Guerre Mondiali).
Per quanto riguarda De Gasperi, fu lui a imporsi affinché, di fronte ad altre differenti visioni, venisse affermato per l’Italia e per l’Europa il primato della persona umana, assieme a quelli della sussidiarietà e del bene comune, valori attinti dalla Dottrina sociale della Chiesa. Sapeva che per realizzare il suo ambizioso progetto, tale da lasciarsi alle spalle un passato di lotte fratricide e di tremende dittature, occorreva passare attraverso compromessi personali, familiari, nazionali (lui che per giunta era nato sotto l’Impero austro-ungarico). Questa, secondo lui, era «la finalità unitaria del consorzio umano, questo senso di fratellanza universale, al di sopra delle nazioni e della politica, che è l’eredità e il patrimonio del cristianesimo».
Lo statista trentino era inoltre convinto che la strada da imboccare era quella del federalismo europeo – delineata anche da Altiero Spinelli –, inteso come devoluzione di competenze statali alle istituzioni federali, svincolate dagli interessi dei singoli Stati, però con loro ambiti di autonomia sussidiaria. Naturalmente, con precise garanzie che prevedessero la democraticità delle decisioni del Parlamento Europeo, deliberante ed eletto direttamente dal popolo, armonizzando le diverse correnti politiche quali il liberalismo, il socialismo e il cristianesimo democratico. In aggiunta al Parlamento, egli propose anche un governo europeo in grado di prendere decisioni effettive per quanto attiene alle competenze comunitarie, seppur con le necessarie consultazioni con i governi o con il Consiglio dei Ministri europei.
Al giorno d’oggi, nell’attuale contesto geopolitico, nessuno potrà negare che l’Europa unita non può essere solo un aggregato di nazioni contigue, coordinato da interessi puramente economico-politici e monetari contingenti. L’Europa unita, invece, è una necessità storica che solo attraverso una coordinazione politica e istituzionale potrà essere competitiva nell’affrontare le sfide di oggi e di domani, tra le quali la difesa in termini di sicurezza e le questioni energetiche, per passare a quanto attiene all’immigrazione e alla fame nel mondo, al terrorismo, all’economia e alla finanza. Tutto questo e altro, naturalmente, non sarà realizzabile senza una vera integrazione spirituale e culturale del Vecchio Continente che tenga conto delle esigenze più profonde dell’uomo (libertà, giustizia, pace, accoglienza, ecc.), ricercando un vero spirito europeo, prendendo coscienza dei nostri valori e delle nostre radici culturali, a partire da quelle cristiane.
Luigi Papais