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Udine e dintorni

Facoltà scientifiche preferite dai figli dei non laureati

L’iscrizione a un corso di laurea scientifico (Stem) nasce, molto spesso, prima di iniziare le scuole superiori. E durante il percorso scolastico, in particolare per le studentesse, emerge nettamente il ruolo degli insegnanti nello stimolare l’interesse per le materie scientifiche, ma anche quello dei genitori. Inoltre, la probabilità di scriversi a un corso scientifico è più alta tra i figli, maschi e femmine, dei non laureati che tra i figli dei laureati No Stem.

Sono alcuni fra i principali risultati dell’indagine “Giovani donne e materie Stem” condotta dall’Università di Udine, in particolare da Alessio Fornasin e Laura Pagani, sostenuta dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Si tratta di un rapporto sugli studenti delle scuole superiori di secondo grado, su quelli universitari e sui laureati in discipline Stem in regione. I dati sono stati raccolti, tramite questionari, tra novembre e dicembre 2023.

L’indagine rientra in un più ampio progetto dell’Università di Udine nell’ambito di una convenzione con la Regione. Obiettivo: la riduzione della disparità di genere nell’accesso all’università nelle materie Stem. Oltre all’indagine sullo stato di fatto l’Ateneo friulano ha infatti promosso diverse azioni di orientamento mirato.

I risultati del progetto sono stati illustrati oggi all’Ateneo friulano durante l’evento “Donne che fanno la scienza”. L’incontro ha visto la partecipazione, fra gli altri, della scienziata Antonella Viola, del rettore Roberto Pinton e della delegata alle pari opportunità dell’università, Laura Casella.

L’orientamento alle Stem

In particolare, con i progetti “Stem for all”, “Ingegneria e architettura in rosa” ed “Educazione finanziaria”. Tre iniziative coordinate rispettivamente da Antonina Dattolo, Antonella Meneghetti e Christina Conti ed Enrica Bolognesi. Il primo è indirizzato alle studentesse degli ultimi due anni delle superiori di tutta la regione per avvicinarle alle materie scientifiche e, soprattutto, alla programmazione e al pensiero computazionale. Il secondo, anch’esso dedicato alle studentesse dell’ultimo biennio delle superiori, punta ad approfondire le conoscenze delle ingegnerie e dell’architettura. Ma non solo, anche le possibili future destinazioni professionali grazie a visite guidate ad alcune delle principali aziende regionali. Il terzo progetto è stato dedicato all’alfabetizzazione finanziaria delle studentesse.

L’indagine Giovani donne e materie Stem

La ricerca ha riguardato innanzitutto la propensione delle studentesse delle superiori a intraprendere percorsi di studio in ambito Stem e i fattori che possono influenzare le loro scelte. Poi i motivi che hanno condotto le studentesse universitarie a iscriversi alle materie Stem, Infine, l’esperienza dei laureati in materie Stem in relazione all’influenza che possono aver esercitato sulle giovani.

La situazione e la partecipazione

Nel 2023 gli studenti delle due università regionali (Udine e Trieste) erano per il 23,7% iscritti a corsi di laurea scientifici rispetto al 76,3% di iscritti a corsi No Stem. L’indagine si basa sulle risposte a questionari inviati agli studenti del quarto e quinto anno di tutti gli istituti scolastici regionali di tutte le tipologie (licei, istituti tecnici, istituti professionali) e a tutti gli iscritti dei due atenei. Nelle scuole superiori a rispondere sono stati sono 1570, di cui 783 studenti e 787 studentesse. Dalle università a rispondere sono stati 2442, 815 studenti, di cui 430 Stem, e 1627 studentesse, di cui 316 Stem. In totale 746 rispondenti su 2442 appartenevano a lauree Stem. Fra i laureati a rispondere al questionario sono stati 385, 172 maschi e 213 femmine, di cui 242 laureati Stem, suddivisi tra 116 maschi e 126 femmine.

La scuola

«Iscriversi a un corso Stem – spiegano Fornasin e Pagani nello studio – è la risultante di una storia di vita». Perché «la scelta dell’indirizzo di studi universitari dipende, in larga parte, dalla scuola superiore». E, a sua volta, «la scelta della scuola superiore dipende prevalentemente dal tipo di materie insegnate e dal fatto che fornisce una adeguata preparazione in vista dell’iscrizione all’università». Questi due punti, spiega la ricerca, «sono più evidenti tra gli studenti che intendono iscriversi e si sono iscritti ai corsi Stem piuttosto che sul complesso degli studenti o su coloro che intendono iscriversi o sono iscritti a corsi universitari No Stem».

I motivi personali

Al di là di questi aspetti, nella scelta di un corso Stem prevalgono le motivazioni soggettive. Che dipendono, soprattutto, «dal gradimento delle materie di studio, dal fatto di sentire un percorso più congeniale alle proprie capacità, dall’idea che possa offrire migliori sbocchi lavorativi. Tuttavia, molti altri complici determinano la scelta del corso». Sia per i maschi che per le femmine, ma in particolare per le studentesse, «emerge nettamente il ruolo degli insegnanti nello stimolare l’interesse per le materie scientifiche. Anche i conoscenti esercitano un certo influsso sulle scelte, così come gli esempi che sono costituiti da personaggi pubblici o, perfino, di fantasia».

I genitori

Sebbene il loro ruolo non venga riconosciuto come molto importante dai rispondenti, «nel concreto – sottolineano Fornasin e Pagani – esso emerge in maniera evidente. In particolare nei confronti delle figlie femmine. Oltre a ciò, per una figlia capita più spesso di seguire le orme della madre, mentre per i figli è la figura del padre ad essere maggiormente influente». Inoltre, la probabilità di iscriversi ad un corso Stem è più alta tra i figli, maschi e femmine, dei non laureati che tra i figli dei laureati No Stem. «Questo risultato – evidenziano i ricercatori dell’Ateneo friulano – può essere letto come un effetto esercitato dai genitori laureati No Stem a vedere i propri figli seguire anch’essi un percorso No Stem e sarebbe quindi manifestazione ulteriore dell’influenza dei genitori sui figli nella scelta del percorso scolastico e, in ultima istanza, nell’indirizzare il loro intero percorso di vita».

Le conclusioni

Come coniugare, quindi, il giudizio dei figli sulla scarsa influenza dei genitori nelle loro scelte con la “realtà alternativa” che emerge dall’analisi? «La volontà o i desideri dei genitori, forse, non hanno bisogno di essere esplicitati per avere effetto – spiegano Fornasin e Pagani –. Essi si possono manifestare anche in altri modi, non facilmente o direttamente percepiti come suggerimenti».

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