Sabato 29 marzo si è tenuta la Stazion Cuaresimâl, il pellegrinaggio quaresimale che le comunità dell’Arcidiaconato di Gorto ogni anno vivono in preparazione alla Pasqua. Quest’anno la meta è stata Gorizia, che insieme a Nova Gorica è Capitale europea della Cultura, una destinazione insolita, non trattandosi di un santuario o di un luogo abituale di preghiera e meta abituale di pellegrinaggi, ma quanto mai opportuna, in quanto città che lungo il secolo scorso è stata luogo di divisioni e di contrapposizioni pesanti e che ora ridiventa luogo di comunione, di condivisione, di dialogo, di sogni, di desideri di pace. Una meta significativa, dunque, per chi vuole essere “pellegrino di speranza”, secondo il motto di questo Giubileo.

La prima tappa del pellegrinaggio è stata nel piazzale della Transalpina, dove i partecipanti sono stati aiutati a comprendere il senso di quel luogo per la città, per i suoi abitanti, ma anche per tutti coloro che in questo anno vogliono giungere da pellegrini a Gorizia. Lì dove c’era il confine oggi è possibile guardare l’altro come fratello e compagno di viaggio, conoscerne la cultura e riscoprire nell’incontro tra italiani, friulani e sloveni una risorsa. Gorizia, luogo dove queste tre culture si sono incontrate e continuano ad incontrarsi, diventa oggi per il Friuli anche segno di un cammino che è possibile fare insieme.
Nella chiesa dei Cappuccini si è tenuta poi la celebrazione penitenziale con il sacramento della Riconciliazione. Da qui i pellegrini si sono recati in processione alla chiesa Cattedrale, dove l’arcivescovo Carlo Maria Roberto Redaelli ha presieduto la celebrazione della Messa.
Dopo il pranzo insieme, la celebrazione dei Vespri nella chiesa di Sant’Ignazio, in piazza Vittoria, ha concluso il pellegrinaggio in modo molto raccolto e significativo, prima del ritorno nelle comunità della Val di Gorto. Oltre 170 i partecipanti alla ricca esperienza.